Mobile Social Networking Driving Growth of the Mobile Internet in Europe, UK boasts the highest penetration nearly triple that of DE (comScore M:Metrics)

Mobile Social Networking Driving Growth of the Mobile Internet in Europe

With 12.1 million users in Western Europe (France, Germany, Italy, Spain and the U.K.), mobile social networking is a rapidly-expanding category that grew 152 percent from November 2007 to November 2008. The U.K. boasts the highest penetration of mobile social networking, at 9 percent, nearly triple that of Germany, where the activity is the least popular.

The average penetration rate across all countries is 5 percent.

Mobile Social Networking Usage Three-month Average Ending November 2008

  Mobile Social Networking Users Who Exclusively Use Social Media Y/Y Change in Social Networking via Browser or Application Mobile Social Networking Users as Percent of all Mobile Phone Users
Germany 39.1% 145% 3.3%
Spain 46.5% 114% 5.0%
France 21.6% 167% 4.5%
Italy 38.2% 151% 4.7%
UK 29.7% 167% 9.2%
Total 33.5% 152% 5.4%

“A large portion of the growth in the mobile Internet audience can be attributed to social networking,” observed Alistair Hill, analyst, comScore M:Metrics. “In the UK, for example, the audience of those accessing news and information, but not social networking services, with their mobile browser or an application grew by 149,000 unique users, whereas the number of those exclusively accessing social networking grew by six times that number in the past year.”

Mobile Social Networking Heavier Among Females

comScore also analyzed the demographics of social media users in Europe, and found that those who use social networking exclusive of other mobile Internet content skew more female than those who consume other forms of mobile Internet content. Women comprise 48 per cent of the audience accessing only social media, but only 32 percent of those who access other types of mobile Internet content. In addition, the median age for social media-only users is 28, versus 36 for other mobile Internet users.

“This development is encouraging for the future of the mobile Internet,” commented Hill. “Social networking is taking the mobile Internet out of the early adopter demographic, and into the mainstream.” comScore M:Metrics also released the results of its Mobile Benchmark Study. Social networking and e-mail usage posted some of the largest gains, while playing downloaded games and watching video dipped in most European markets.

comScore Mobile Benchmark Study Three-month average ending November 2008

  Germany Spain France Italy UK
Activity Users Change Users Change Users Change Users Change Users Change
Watched video 5% 2% 8% 0% 6% -7% 7% -4% 4% -27%
Listened to music 20% -2% 23% -1% 17% -3% 17% -2% 22% -1%
Accessed news/info via browser 9% 10% 10% 10% 14% 5% 10% 5% 19% 5%
Received SMS ads 27% 0% 75% 5% 64% -1% 54% 2% 36% 0%
Played downloaded game 8% -2% 10% -6% 4% -14% 8% -5% 10% -4%
Accessed downloaded application 4% 25% 5% 26% 3% 16% 6% 12% 6% 17%
Sent/received photos or videos 23% 0% 31% -3% 25% -6% 30% -5% 30% -2%
Purchased ringtones 4% 10% 4% 2% 3% -8% 4% 6% 3% 4%
Used email 9% 7% 11% -1% 9% 11% 12% 2% 12% 12%
Accessed social networking sites 3% 25% 5% 33% 5% 20% 5% 33% 9% 12%
 

 

Facebook, famiglia d'adozione per 4 milioni di italiani

Il cuore degli italiani è pur sempre pronto ad accendersi. Anche quando è di una tecnologia che si innamorano, gli italiani gettano appassionatamente quel cuore oltre qualunque ostacolo: non importa se hanno poco tempo, se non sanno bene come funziona, se regalano valore a chi lo trasforma in un business gigantesco. È successo con la televisione e con il telefonino, per quasi tutti gli italiani, ed è successo, con internet, per una buona metà. E sulla rete, il fenomeno del momento è Facebook, il social network nato a Harvard, cresciuto tra la California e Londra, esploso in tutto il mondo. Un fenomeno al quale è dedicato il volume che da oggi i lettori del Sole 24 Ore trovano in edicola con il giornale. Oltre 4 milioni di italiani usano Facebook: all'inizio dell'anno erano 100mila, prima dell'estate poco più di mezzo milione, in settembre erano raddoppiati e in altri due mesi sono raddoppiati di nuovo.

Una moda? Un segnale profondo? Un cambiamento radicale? Di certo, è un fenomeno che impone una riflessione: perché sta urlando qualcosa, ma non è facile distinguere quello che dice. E questo libro è anche un tentativo di capirlo.
Facebook è certamente una moda, ma diversa dalle altre. Un'analisi della relazione tra la crescita degli abbonati italiani a Facebook e gli articoli dedicati a questo social network dai media tradizionali, pubblicata su Nòva il 27 novembre 2008, dimostra che gli italiani sono andati su Facebook indipendentemente dai canali che di solito alimentano le mode. Ci sono andati per passaparola. Il boom di Facebook è un fenomeno che appartiene alle persone che lo stanno vivendo.

Che cosa ci dicono? Evidentemente, milioni di persone trovano in Facebook una risposta a un bisogno. Quale? La risposta è nella stessa struttura di Facebook, definita dalla sua parola chiave: "amici". Il bisogno è proprio quello di recuperare relazioni personali o almeno simulazioni di amicizia. È il bisogno cui rispondono in modo diverso i social network, da Twitter a MySpace, i siti di condivisione da Flickr a YouTube, i media sociali, dai blog a Wikipedia. Nell'insieme, non sono tanti piccoli media ma un unico grande medium fatto di persone che si esprimono e si connettono. Un medium a rete, diverso dai media gerarchici nei quali i produttori di contenuti sono da una parte e i fruitori dall'altra: qui, invece, i fruitori e i produttori sono dalla stessa parte, sono un grande pubblico attivo. La partecipazione a una rete di persone può rivelarsi molto gratificante, come dimostrano le ricerche degli "economisti della felicità", da Richard Easterlin al premio Nobel Daniel Kahneman. E, sebbene l'"amicizia su Facebook" sia un concetto ben diverso da quello di "amicizia" tout court, riesce almeno ad alludere a quel genere di gratificazione.

Sulla base della metafora dell'"amicizia su Facebook", il servizio creato da Mark Zuckerberg è riuscito a convincere più di altri, superando MySpace, riassorbendo innovazioni sviluppate da altri - video, foto, chat, posta, status update, condivisione di link - e sviluppando una piattaforma che offre spazio ai programmatori di applicazioni divertenti e utili, dalla segnalazione di eventi agli strumenti di aggregazione sociale, dai giochi ai test, dalla pubblicità all'e-commerce.
Il successo, in questi casi, è figlio del successo. L'effetto-rete è la dinamica per cui quando molte persone usano uno strumento per connettersi, altre sono invogliate ad adottarlo. E Facebook sta volando sulle ali dell'effetto rete. È un cambio radicale nell'uso di internet?

La storia di internet è stata anche un'evoluzione delle piattaforme per l'espressione e la connessione delle persone. Dall'epoca della pubblicazione di pagine in linguaggio html al tempo dei blog, la progressiva semplificazione delle attività necessarie alla pubblicazione ha moltiplicato gli utenti attivi. E quella quantità ha avuto effetti qualitativi importanti sul sistema dei media. Con Facebook, il pubblico attivo fa un altro salto quantitativo e, dunque, qualitativo.

È improbabile che questo sia il punto di arrivo. È invece probabile che, anche grazie a Facebook, si assista a un'integrazione più intelligente tra le diverse dimensioni mediatiche. Se Facebook accelera la crescita del pubblico attivo alimentandosi delle relazioni tra le persone, non è forte nella costruzione di un'agenda interpretativa. Che continua ad arrivare piuttosto da altri media, come tv, libri e giornali, che infatti chi usa Facebook spesso cita e riprende. Ma i media tradizionali non possono più far finta che la rete non esista.

La rete è ecosistema dell'informazione. Vive di infodiversità. E tra le molte specie che la popolano quelle che vivono meglio sono in simbiosi con le altre. Lo stesso successo di Facebook, una piattaforma di proprietà di un'azienda, potrebbe andare in crisi adottando una strategia di conquista aggressiva. Chi voglia prosperare nel contesto della rete dovrà invece concentrarsi soprattutto su una questione: come mettersi al servizio dell'insieme.

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2008/12/facebook-famiglia-adozione-italiani.shtml?uuid=14becffe-c1d6-11dd-bf69-0737a51bb550&DocRulesView=Libero

LinkedIn: meglio una rete enorme oppure pochi contatti fidati?

Man mano che cresce il successo di LinkedIn, utenti e analisti iniziano a porsi il problema di come bilanciare il numero di connessioni con la loro qualità. In altre parole, è meglio puntare al maggior numero di connessioni, o limitarle e curare la 'qualità' della nostra rete di conoscenze (network of connections)? Per chi crede nella 'potenza' di LinkedIn questa è una questione fondamentale perché, come confermano i grandi utenti di LinkedIn e gli esperti di social media, determina il valore che otterremo come utenti da questo servizio.

Secondo Jonathan Yarmis, research director di AMR Research, ciascun utente LinkedIn è portato istintivamente ad applicare la legge di Metcalfe, secondo cui il valore di una rete è proporzionale al quadrato del numero dei suoi nodi, che in questo caso sono appunto gli utenti. L'istinto, insomma, è di ammassare quante più connessioni si può, cosa che viene ancora più naturale di quanto avviene per Facebook, perché su LinkedIn le informazioni che si inseriscono sono per lo più professionali, e riguardano poco la sfera privata.

Secondo gli esperti, però, la Legge di Metcalfe (pensata per Ethernet, non per il Web), non è proprio il riferimento ottimale nel decidere il numero di connessioni in un sito di social networking: questo vale per LinkedIn, ma soprattutto per Facebook. "Quando accetto un invito di connessione su LinkedIn o Facebook- osserva Justin Smith, che gestisce il blog 'Inside Facebook' -, non sto aprendo un canale di comunicazione che altrimenti non esisterebbe: semplicemente creo un collegamento diretto riducendo i miei vincoli di privacy".

Siti come Facebook, continua Smith, permettono di aumentare la qualità delle connessioni tra gli utenti differenziando le restrizioni sull'accesso alle proprie informazioni 'amico' per 'amico': i legami più fidati hanno più libertà di accesso, quelli meno conosciuti ne hanno poca. Su LinkedIn però le informazioni sono per lo più professionali, per cui lasciarle accessibili a sconosciuti è meno rischioso, e a volte anche vantaggioso. Come regolarsi? Insomma, alla fine secondo Yarmis per LinkedIn occorre una modifica alla Legge di Metcalfe: "Qui il valore della rete dipende dalla qualità delle persone, dal loro numero, e dal grado di interazione tra loro".